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il castello di Montalto Pavese
castello di Montalto Pavese
il castello di Zavattarello
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il castello di Nazzano
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Famiglie e castelli

Terra di confine e di passaggio, su questi monti, su queste colline, su questi torrenti, sono passati, lasciando la via Emilia o venendo dal mare, dopo i Romani e Annibale, dopo Attila e gli Unni, personaggi storici che disegnarono insieme ai signori locali la storia non solo del territorio ma anche dell'intera penisola, spesso in rapporto al pi¨ ampio scacchiere europeo.

Il Barbarossa, ad esempio, pass˛ da sant'Alberto di Butrio e diede l'investitura feudale a Obizzo Malaspina, capostipite di una famiglia antica e talvolta crudele, dopo l'assedio di Tortona del 1155. Nei loro castelli, collegati a volte con gallerie sotterranee, passa la storia: sono loro a cingere di mura e costruire il castello di Varzi, facendone tra il 1200 e il 1300 uno dei centri pi¨ importanti di tutta la valle Staffora, come resterÓ anche quando il feudo passerÓ ai Dal Verme, all'ombra dei potenti Visconti e poi Sforza. Ne testimoniano ancora la grandezza e bellezza i portici del centro storico e il borgo medievale, conservato e restaurato con cura dai suoi abitanti, nella torre del castello, nella chiesa dei cappuccini.
Qui confluivano le strade per Voghera, Piacenza, Alessandria, Genova, di lý si andava e si va al passo del Brallo e poi in val Trebbia, al passo del Penice e poi a Bobbio. Di lý passava una delle strade pi¨ importanti nel Medioevo, che ripercorreva gli antichi tratturi dei pastori, a portare dal mare il sale ai centri dell'interno. Di lý passavano i pellegrini che accompagnavano i mercanti di lane, pelli, tele di lino e canapa che arrivavano e partivano dal porto ligure.

Bernab˛ Malaspina ospita nel castello di Godiasco Giovanni de Medici, il futuro papa Leone X, prigioniero dei francesi e per questo gli Sforza, liberato il prigioniero, cattureranno e faranno squartare vivo in piazza a Voghera Bernab˛, cosý come suo figlio, asserragliato nel castello di Cella di Varzi e poi decapitato.
In tutta la valle Staffora fiorirono i loro castelli: sul monte Alfeo, a Piumesana, a san Giovanni, sul monte Calcinara, sul monte Garzano, a Nazzano, Monteforte, Valverde, poi occupato dal Carmagnola. Alcuni si possono visitare ancora oggi, altri fanno parlare di sÚ, come quello sul monte Succo, "inespugnabile", ma oggi distrutto, per il misterioso tesoro sepolto o, come quello di Sagliano Crenna, vicino a Varzi, che ha lasciato solo l'immagine di sÚ, dipinta nel muro dell'abbazia di sant'Alberto, fatta costruire dal marchese Bertramino Malaspina per la miracolosa guarigione del figlio.
Un altro Malaspina, Morello, fa costruire la chiesa dei cappuccini a Varzi, splendida testimonianza di stile romanico con il suo portale e le sculture erose e ancor pi¨ affascinanti per la loro resistenza nel tempo.
Dante fu ospite nel castello di Oramala, dopo il suo passaggio in Lunigiana dai Malaspina, in quel castello dove avevano trovato dimora "donne soavi, cortesi signori ed erranti trovatori di Provenza" tra cui Gerardo di Borneilh e Raimbault di Vaquerais
Nel castello dei Malaspina a Santa Margherita la leggenda racconta che uno dei proprietari, emulo di Barbabl¨, si sia liberato di alcune mogli buttandole del pozzo.

Altre famiglie locali fondarono altri castelli:
I Beccaria, alleati dei Visconti, hanno nel loro stemma i tredici monti che segnalano le loro tredici signorie alpestri, protese verso Pavia e la parte dell'Oltrepo che tende verso la pianura. Troviamo i resti dei loro castelli a Bosnasco, Arena Po, Broni, Montebello, Mont¨, Lirio Olesi di Borgo Priolo nell'attuale castello di Pietra de' Giorgi, un tempo Pietra de' Beccarla, passato in fasi alterne dai Beccarla a Gian Galeazzo Visconti, che lo perse perchÚ scomunicato nel 1373, ai Sannazzaro, di nuovo ai Visconti, con Filippo Maria, che lo ridiede ai Beccarla, che lo persero definitivamente per un matrimonio tra una loro discendente, Franceschina, e un de' Giorgi; cosý come il castello di Cicognola, dato e ripreso da Filippo Maria Visconti a Manfredo Beccaria, caduto in disgrazia per una delazione di Domenico Ajcardi, che ebbe in premio appunto il castello e il diritto di apporvi il biscione dei Visconti all'ingresso, come si pu˛ vedere ancora oggi. Sempre i Visconti diedero ai Beccaria il feudo di Broni, dove era morto Contardo, principe d'Este, pellegrino verso Santagio di Compostela, poi santo, dove pass˛ il corteo principesco guidato da Ludovico il Moro, che portava Gian Galeazzo Sforza, suo nipote, al suo primo appuntamento con la futura moglie, Isabella d'Aragona, ospite a Tortona del nobile pavese Bergonzio Botta: era il 1489.
Anche il castello di Pinarolo era di un Beccaria, che lo perse al gioco, quello di Robecco Pavese fu distrutto nella guerra tra Filippo Maria Visconti all'inizio del '400, e Lancillotto Beccaria che, catturato dal Carmagnola, fu decapitato a Casei.

A Montalto, giÓ feudo dei Beccaria, poi dei conti Strozzi, poi dei Taverna, arrivano nel 1593 i Belcredi, a costruire un castello sulle rovine di un'antica roccaforte che risaliva al 466. Giuseppe Belcredi, nel 1700, marchese colto e raffinato, farÓ di questo castello il piacevole soggiorno per sÚ e per gli amici poeti e scienziati dell'universitÓ di Pavia, come Lazzaro Spallanzani, Alessandro Volta, Lorenzo Mascheroni, Antonio Scarpa, accogliendoli nelle sue stanze arredate con arazzi, mobili pregiati, tappezzerie preziose, specchiere imponenti, gallerie con quadri d'autore e biblioteca, i due giardini uno all'italiana e uno all'inglese e offrendo loro anche recite teatrali.

Zavattarello e la val Tidone furono invece feudo dei Dal Verme alla fine del 1300, dopo essere stata assegnata dall'imperatore Ottone I nel 971 ai monaci di san Colombano che lo terranno fino al 1167. Essi fanno costruire il castello tra il 1300 e il 1400 sui ruderi di un'antica fortificazione che era stata fondata prima del 1000 dai monaci di sant'Ambrogio di Milano, antichi proprietari prima di quelli di san Colombano.
quel castello, al centro di intrighi, amicizie, alleanze decisive per la storia d'Europa, divenne definitivamente dei Dal Verme dopo la sconfitta di Francesco I a Pavia, poi distrutto da un incendio nel 1700, ricostruito per essere prigione degli austriaci catturati nella battaglia di Casteggio e centro della lotta partigiana durante la guerra di resistenza.
Sempre dei Dal Verme anche il castello di Pietragavina.
Sotto la loro signoria e nel loro castello di Montesegale, nel XIV secolo, venne decapitata Beatrice di Tenda, in fuga dal marito Filippo Maria Visconti; il castello, distrutto nel 1415 dal Carmagnola, fu poi ricostruito e pass˛ ai Gamberana nel '600.
Il loro lontano antenato, Jacopo, fu celebrato nell'Orlando Furioso; come lui capitano di ventura, Luchino, condottiero per i Visconti, assedia invano nel 1363 la piccola rocca di Lungavilla ed Ŕ insediato dal 1364 nel castello di Mondondone, quando i marchesi del Monferrato cedono Codevilla ai Visconti.. Con fasi alterne passano dai Malaspina ai Dal Verme i castelli di Fortunato, Pizzocorno, Sant'Alberto, Valverde, Monfalcone. Sempre i Dal Verme ricostruiscono nel XVI secolo il castello di Ruino, dove ancora oggi, a Torre degli Alberi, vivono i loro discendenti.

I Bottigella, con Gian Matteo, arrivano sul poggio di Calvignano, feudo di Broni, nel XIV secolo grazie agli Sforza e vi resteranno per due secoli dominando anche su Silvano, fin quando non giungerÓ un nuovo proprietario, Pietra, sempre per insediamento voluto dagli Sforza, e Torremenapace, Torricella Verzate, dove, secondo la leggenda, sarebbe stata portata la terra della Terrasanta con cui sono fatti gli scalini che conducono alle quattordici tappe della Via crucis nella chiesa parrocchiale; prima dei Bottigella, poi dei Belcredi, pass˛ poi ai Mezzabarba nella seconda metÓ del '600;

I Mezzabarba, devoti di san Quirico, unirono il nome del santo al nome di Corvino, quando vi si insediarono dopo i Beccaria e a lui, insieme a santa Giuditta dedicarono la chiesetta che fecero costruire accanto al loro palazzo municipale, oggi sede del municipio di Pavia.
Si insediarono anche a Nazzano nel 1613 subentrando ai Pusterla di Pavia, ristrutturando il castello e arricchendolo con il bellissimo giardino all'italiana, ancor oggi visitabile, prima di donarlo ai marchesi Rovereto di Genova. Dopo aver annesso anche i possedimenti di Torricella Verzate, daranno i territori al Regno di Sardegna.

In queste strade di guerra o di esili, di conquiste o di fughe, passarono anche pellegrini e devoti, alcuni dei quali qui scelsero di rimanere, affascinati e catturati da un paesaggio che ancora oggi conquista chi lo guarda. Vi lasciarono monasteri, eremi e chiese, testimonianza del loro impegno e della loro fede: la regina Teodolinda nel suo pellegrinaggio a San Jacopo di Compostela, il monastero di Bobbio conserva, perfettamente restaurato, l'impronta che san Colombano le diede quando, nel 610, ricevette dal re Agilulfo in dono il terreno per fondarvi il suo monastero. ╚ qui che port˛ dall'Irlanda quel patrimonio prezioso di codici antichi che la periferia aveva salvato dalla distruzione delle invasioni barbariche ed Ŕ in questo monastero che egli fond˛ una delle pi¨ grandi biblioteche al mondo di manoscritti unici e bellissimi.
Su questi monti anche l'abbazia di Sant'Alberto di Butrio testimonia, oltre alla pace di un paesaggio in cui lo sguardo si perde nell'armonia circostante, anche il passaggio di quel san Bovo, cavaliere provenzale che, dopo aver combattuto contro i musulmani, pellegrino, venne a morire alle porte di Voghera il 986. Sul portale del Duomo di Voghera si pu˛ ammirare un'antica pietra che testimonia la sepoltura del santo divenuto patrono della cittÓ; qui passarono anche Edoardo II d'Inghilterra e san Francesco alla fine del XII secolo, Silvestro II e Pio V, i crociati che partivano per la Terrasanta.